Pollen, Pollen combina guai

Bene, anche quest’anno la primavera è arrivata da un po’, questo risaputamente ci mette davanti ad un bivo che divide involontariamente la popolazione femminile in due maxi categorie:

LE BUTTERFLY
            
cervo

La prima è la categoria delle donne che in primavera rifioriscono, diventano farfalle fin troppo colorate ma, anche se le loro ali sembrano più quelle di un moscone blu della carne, a loro poco importa perché è primavera ed inizia la stagione della caccia. Con lo spuntare del sole e l’avvicinarsi dell’estate riprendono in mano la femminilità lasciata sotto il piumone di casa insieme ai fumetti di Deadpool ed iniziano a mettersi in ghingheri: tapis roulant pendenza 49% come se stessero passando il valico della marmotta con destinazione San Bernolfo, depilazione totale settimanale che se per caso l’estetista deve rimandare l’appuntamento per una gastro fulminante rischia di ritrovarsi sotto casa una quindicina di latini nervosetti, schiarimento baffi con estratti di camomilla, CALZE COLOR CARNE, tagli di capelli che variano con la frequenza di quelli di Rihanna, smalto impeccabile sulle unghie dei piedi, outfit estivi che Dio la mandi e più si avvicina l’estate e più i colori dei loro gel sulle unghie si avvicinano al fluo, più raggi di sole ci sono più aumentano i centimetri delle loro zeppe in sughero, tante rondini ci sono quante sono le sedute prenotate al centro abbronzante.

Niente da fare loro sbocciano come dei fiori di loto e si preparano come delle cerve nella la stagione degli amori e del rimorchio da spiaggia.

….inevitabilmente però ci sono anche loro:

LE BOZZOLO

Donna bozzolo, perché lei, piccola crisalide, da quell’involucro non c’ha proprio voglia di uscire. Ci sono le bipolari e simili, che come ben sapranno la primavera è il periodo di down totale per antonomasia.

Ci si sveglia la mattina e ci si sente con un livello di utilità pari a Barbara Durso, si finisce a guardare “Il Boss delle torte” in loop tutto il pomeriggio, ci si protegge dal sole peggio di Dracula inveendo contro di lui e praticando riti satanici, le braccia sono pesanti e la sola idea di doversi mettere da lì a pochi mesi in costume da bagno le fa sentire brutte, grasse e cultrici della montagna.

Loro vedono la gente in bicicletta con il cestino decorato con dei tulipani finti ed iniziano a tirare giù tutti i santi (qui in Friuli c’è da dire però che è abbastanza un cliché), quando a pasquetta vengono trascinate al mare per una grigliata e vedono in spiaggia i bambini correre in costume dietro agli aquiloni vengono rapite da un attacco di convulsioni.

Loro odiano la primavera.

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E così mentre passeggio per la città e le cerco di distinguere (anche se il centro si sovraffolla di Butterfly in quanto le Bozzolo sono a casa con un bell’Haagen Daz ed Edith Piaf in sottofondo) mi rendo conto che la primavera è veramente arrivata da uno starnuto, uno starnuto che non è come uno starnuto normale, non è uno starnuto che parte perché un gatto di polvere ti è entrato nel naso mentre recuperavi una pantofola sotto il letto, non è uno da raffreddorino primaverile e non è nemmeno uno per chi guarda troppo la luce, lo riconosci perché viene seguito da una serie infinita di ulteriori starnuti sincronizzati e sfinenti.

Tu continui a starnutire come rapita da un’esorcismo ed a tossire come se fossi appena stata salvata da un naufragio dopo la respirazione artificiale, mentre tutti ti guardano come se fossi una caccola appiccicata sotto al letto. Lì poi ti iniziano a prudere anche le orecchie, gli occhi ti si infuocano, le palpebre sembrano immerse nella sabbia, il naso inizia ad avere vita propria e tu capisci che è arrivato il momento del Reactine e della Primavera.

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Io da brava asmatica cronica quale sono sguazzo in mezzo a cortisone, Ventolin, Symbicort e chi più ne ha più ne metta ormai da una vita e quindi mi ritengo abbastanza ferrata sull’argomento per riuscire a riconoscere al primo starnuto quando è arrivato il momento dell’antistaminico, se non addirittura prevenire il tutto andando contro la mia pigrizia; se però tutto ciò non avviene perché magari sono troppo impegnata a fare quelle quattro cagate che mi impegnano la giornata, il VERO campanello d’allarme suona quando nel tentativo di una risata dalla mia gola esce questo:

E lì è la fine. Perché oltre all’imbarazzo che provi tu per il suono raccapricciante che produci misto alla preoccupazione di morire perché hai lasciato il Ventolin in palestra, noti anche lo sgomento nel viso di tua madre che di punto in bianco pare non averti mai procreata, l’improvviso interesse del tuo fidanzato per  una vetrina piena di criceti dall’altra parte della strada e tua figlia che ti chiede a rotazione “Mamma tosse? Mamma bua? Mamma Luce ha paura!.

denti di leone

Oggi poi, usciti dall’ambulatorio dove si fanno i vaccini, ho fatto rincuorare Luce soffiando quella quindicina di soffioni, da lì mi sono dovuta sparare 4 potentissimi puff di Ventolin, venendo così a conoscenza che esiste ANCHE QUESTO TIPO DI ALLERGIA, che IO CE L’HO e che il mio rast test non L’HA MAI RILEVATO.

Che poi, quanto era inquietante quando l’infermiera ti disegnava con la biro una casetta sul braccio con una ventina di stanze, e ogni stanza era una goccina di allergene e ogni goccina era una punturina sul tuo braccino?!

E’ uno dei ricordi più vividi della mia infanzia, insieme ad altri 3: la morte del mio pesce rosso, somigliante più ad una carpa, Abramo; la baby sitter che mi fa passare i pomeriggi davanti alla gioielleria ad ammirare le uova di Fabergè in media 3 volte a settimana; mia nonna che mi porta in un cunicolo sotto il pavimento per vedere la cassaforte della casa in campagna, non ricordo per nulla la cassaforte, ma il tragitto è stato una cosa all’Indiana Jones.

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Il vero problema è che quando ho scoperto la forma dei pollini al microscopio mi sono riuscita addirittura a sentire in colpa per aver acceso dei ceri per la loro estinzione ogni primavera.

Eccole di seguito:

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Alcuni sembrano dei biscotti, altri delle palline rimbalzine fluorescenti, altre i capelli di Ernie e Bert ed altri

ancora delle piante carnivore.

Sono bellissimi e io li voglio morti.

Fatto sta che oggi per me è iniziata la primavera con il primo starnuto, è inziata la caccia al tesoro dei fazzoletti sporchi, il naso viola e di conseguenza la necessità di un fondotinta, correttore o qualsiasi cosa possa salvaguardare il mio naso, quindi di conseguenza interi pomeriggi passati da Kiko and co (perché sì, io sono una di quelle inesperte che si fanno imbarcare dalle commesse di Kiko logorroiche e senza pietà), il periodo dei rumori strani fatti con la bocca per cercare di grattarsi il canale tra la gola ed il naso (solo gli allergici possono capirmi), è il momento del Vicks Vaporub ed infine, nel momento di massima tragedia notturna in cui ti sei scolata un vasetto di valeriana e luppolo per addormentarti senza alcun risultato, arriva il momento dei tappini di carta igienica per bloccare la fuoriuscita di muco (e lo so che lo fate anche voi nonostante non abbiate il coraggio di ammetterlo).

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In compenso però ora al naso colante e paonazzo si possono abbinare i colori chiari, le scarpe aperte e dei cappellini niente male.

IL FLOREALE se messo come si deve non mi dispiace.

Piccolo appunto che però ormai mi sembra talmente una banalità:

NO Desigual, MAI.

Gucci quest’inverno ha proposto dei modelli di borse con ricami carucci, come fiori, aquile o api; da premettere che il monogramma non piace per nulla, o meglio, mi è piaciuto negli anni ’90 com’è giusto che fosse, o forse no; però mi piace anche portato in alcune circostanze, da alcune donne dove veramente non potrebbe essere altrimenti.

SI

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NO

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Queste sono alcune delle borse proposte che a me, confidando di non ritrovarmi di nuovo agghindata come Paris, non dispiacciono affatto.

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Questi invece sono dei tatuaggi temporanei trovati su V&A.

Quest’inverno se ne sono visti davvero di tutti i tipi, dai tribali dorati di Ilary Blasi, alle matrioske, alle rondini argentate, agli unicorni di Tiger fino agli old school su Etsy. In ogni caso visti e rivisti, ma questi fiorellini e coleotteri vari sono così carini e mettibili che a me m’hanno fregato.

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Per quanto riguarda arredamento ecc ho trovato questo bellissimo portaburro, che ormai purtroppo è una cosa alla quale troppo pochi trovano utilità, e anche se non la trovano lo dovrebbero in ogni caso trovare un oggetto bellissimo; beccato su Anthropologie.

Una serie di giradischi marca Corsley dai colori pastello ed in alternativa con delle fantasie splendide, trovati su Urban Outfitters.

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Sempre su Urban Outfitters queste casette per volatili e non necessariamente riservate per chi ha un giardino. Ricordo che a 7 anni ho portato a scuola un uccellino morto tenuto nascosto ai miei genitori in un cassetto per ben 3 giorni. Quell’uccellino che avevo chiamato Elsa (come la mia maestra preferita) era stato da me ritrovato dentro un vaso di un vecchio bonsai chiuso in cantina, quindi i Cippi (come li chiama Luce) sono ovunque, a volte spiumati sui cappelli delle ereditiere ed a volte nei vasi di bonsai.

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Richard Ginori                     Seletti

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Missoni Home                        Bosske

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Calzini: Asos, ballerine: miu miu, sneakers: Adidas Gazelle, reggiseno: Topshop, costume: Your Eyes Lies, kimono: Asos, camicia: Warehouse, top: Topshop, top: Topshop, bomber: Topshop, girocollo: Asos, reggiseno: Topshop, abito: Asos , ballerine: Steve Madden, camicetta: H&M, reggiseno: Marni, abito: Pepe Jeans, trench: Lost Ink, reggiseni: il primo La Perla e gli ultimi due For Love and Lemons.

LIBRI

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MAMMA HO CALDO

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e per gli acquazzoni improvvisi:

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Scarpine: Chipie, felpina: Douuod, calzini: Gallo, camicia: Gocco, cappellino: Lily Gaufrette, mantella: K-Way, ballerine: Pèpè, camicia: Zara, impermeabile: Petit Bateau e stivali da pioggia: Hunter.

UN PO’ BUTTERFLY

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Highlighter in Crescent Moonopshop

Topshop

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Lallabee

NANNA

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Oysho                             Gocco

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Petit Bateau

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Zara Home

 

 

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