Palme come i gechi nel 90

Io adoro le palme, sia ben chiaro.

Sono una di quelle che meglio una Palma del Cile piantata di notte in giardino per l’anniversario che 100 rose rosse e una bianca in mezzo “perché tu sei diversa da tutte le altre”.

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Per quanto mi riguarda ne riempirei la casa, me le tatuerei in fronte e qualche giorno fa ero lì lì per rubarne una meravigliosa nell’atrio condominiale di un mio amico.

Però ora è seriamente diventata un’ossessione a livelli di shatush, fenicotteri ed ananas.

Fino ad un anno fa le uniche palme che si vedevano erano quelle fuori dal centro massaggi  d’amore thai vicino alla stazione e quelle sul balcone della vecchia zittella con la funzione di lettiera per gatti.

Ad oggi invece anche la salumiera di fiducia porta la camicetta pattern palma di H&M e posso addirittura assicurarvi che anche l’ostetrica che ha fatto nascere la figlia della mia amica la settimana scorsa è uscita dalla sala operatoria con la cuffia chirurgica tempestata di foglie di kentia.

Quindi ad oggi continuo a fissare insistentemente l’enorme palma all’uscita del Città Flora sperando che si teletrasporti a casa mia ma mi oppongo radicalmente a questa moda, deve finire al più presto per essere rimpiazzata dai buoni cari bonsai e dalle storiche orchidee.

Anche perché un giorno guarderete le vostre pareti con carta da parati stile giungla, le tutine Asos piene di fogliame e l’Amazzonia che avete creato in veranda e succederà che improvvisamente sentirete un’enorme bisogno di pareti bianche candide minimal, terrazzi pieni di cactus da non annaffiare e magari andrà anche di moda l’azzurro fluo (che diciamocelo, col fogliame non sta un granchè).

Per dare credibilità alla mia tesi vorrei ricordare i gechi tanto amati negli anni ’90 e tatuati su ogni bacino, collo del piede e spalla magari accompagnati da un tribale (anche io avrei donato un rene per averlo ma grazie al cielo mi è stato severamente vietato) ed ad oggi preferireste avere il ritratto di Salvatore Baccaro su tutta la schiena.

Ecco, chest’è.

Poi per carità c’è sempre l’eccezione: la mia amica Cosima (nome irreale ovviamente, purtroppo) ci cascò e si piazzò un’enorme geco sul collo, non contenta qualche anno fa ci aggiunse intorno dei petali di loto per far risaltare ancor di più la bellezza di quella schifosissima lucertola. Ecco questa gente non va presa in considerazione, e nello stesso modo vanno lasciati in pace tutti quelli che andavano già vestiti in giro come Carmen Miranda con la casa stile Palm Beach (vi adoro e quindi siete totalmente fuori da questa polemica).

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(palma+rosa comunque vince sempre)

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E comunque vorrei sottolineare che già nel ’92 in “La morte ti fa bella” gli ospedali proponevano la carta da parati piazzata a casa di Chiara Ferragni, quindi calma.

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