Mangio solo un’insalatina

La verità è che le donne mentono.

Una vita passata ad incriminare uomini, a perlustrare cellulari, controllare orari, visualizzazioni senza risposte quando alla fine le vere cattive ragazze siamo noi.

Non parlo di grandi cose, niente tradimenti, appuntamenti clandestini e messaggi nascosti, quelle cose non mi sono mai piaciute.

In realtà parlo di ben peggio e le chiamerò:

PRENDO SOLO UN’INSALATINA.

Perché è quel genere di bugia che non è bugia, se vi piace le chiamiamo bugie bianche, è come quando sei al primo appuntamento e ordini un’insalatella o un petto di pollo con condimento a parte, quando in realtà vorresti trascinare il povero malcapitato dal tuo amico kebabbaro e usare la tua tessera senior per spararti un panino con doppie patate e doppia salsa col 10% di sconto.

(o al contrario, come nel caso di Chiara Ferragni dove ci fa credere di sfondarsi di Burger King quando in realtà sta in piedi grazie ad un avocado).

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Sono quelle bugie che dici perché pensi che l’altro, l’uomo, possa apprezzarti di più, o come vedremo nei prossimi punti, ti possa trovare una donna indipendente e forte.

Perché è così che gli ultimi 12 tipi con cui sei uscita hanno dettagliatamente descritto ciò che desiderano mentre vi scambiavate sms alle 2 del mattino, è così che l’uomo base professa di volere una compagna ed è così che ha la descrizione di “donna ideale” su Meetic il tipo che ti piace; il punto è che poi, quando lo cerchi di essere, o magari lo sei davvero, non gli piace più nemmeno tanto.

Noi troppo imparanoiate, loro eterni insoddisfatti.

La prima bugia insalata che ho detto risale a circa 12 anni fa.

Avevo 13 anni, passavo il fine settimana da mio padre ma lui doveva andare ad un convegno e quindi sono rimasta a casa da sola con la mia migliore amica.

Sabato sera, essendo che ai miei tempi il massimo che ci si poteva permettere era la vasca del centro 500 volte dalle 15.30 alle 19, massimo 19.30, io e la mia Alejandra abbiamo deciso di fare le trasgressive e farci una cenetta a casa sorseggiando del VINO ROSSO.

Non mi ricordo bene cosa avessimo mangiato, probabilmente crostini col salmone affumicato, sofficini Findus e pasta al burro, ma il momento clou fu quando scegliemmo la bottiglia. In casa avevamo una sorta di mini cantinetta e andammo TOTALMENTE a caso nella scelta.

Ci versammo due calici, dei quali furono bevuti solo 2 sorsi perché ci faceva letteralmente schifo, poi chiudemmo la bottiglia e la riposizionammo  nella cantinetta.

A quel punto la serata terminò con noi due capovolte sul pavimento alle 21.30 distrutte da quel 0.002 di alcol nel sangue.

Dopo alcuni mesi mio padre si accorse della bottiglia e, come una iena sotto effetto di stupefacenti, mi rimproverò pesantemente (da premettere che io e mio padre ci siamo incazzati in tutta la vita forse 2 volte ed una di queste fu perché volevo Barbie Meraviglia Natale Edizione Limitata) perché pare che quella bottiglia che ci faceva tanto schifo, facesse parte della cantina dei Leopardi (poeta) e fosse un regalo importantissimo e pieno di ricordi (oltre a valere un sacco di bes).

Io non ammisi le mie colpe, mentii spudoratamente completando il tutto con qualche lacrima da offesina del tipo: “Come puoi pensare questo di me!?” (quando in realtà erano lacrime di terrore) e diedi la colpa alla Vanda. La Vanda era la domestica di mio padre, assomigliava fisicamente alla preside di Matilda sei mitica; era una donna che cercavo di far impazzire in tutti i modi ma che era talmente buona che ad ogni Pasqua mi regalava delle uova decorate a mano ed ad ogni Natale delle decorazioni con delle pallette di cotone.

Non so bene cosa successe poi, penso che la cosa venne glissata, un pò come quando fece diventare il mio abito Missoni un centrotavola.

Questa però è una bugia reale, la prima importante che mi viene in mente e forse l’ho usata un pochino per ripulirmi l’anima.

Ma ciò di cui parlo è qualcosa di più subdolo che voi uomini non potete sapere.

Noi donne tre quarti delle volte vi facciamo credere quel che volete sentirvi dire, e alle volte ancora più subdolamente vi facciamo credere quel che invece non vorreste sentirvi dire.

Esempio pratico:

1-Quel che volete sentirvi dire: La mia faccia era particolarmente concentrata perché questa nottata di fuoco è stata miracolosa,ho riscoperto il senso della vita ed è tutto grazie a te e alla tua maestria.

Realtà: La mia faccia era particolarmente concentrata perché stavo pensando a cosa inserire nel curriculum sotto la voce “altre competenze” e se l’articolo letto questa mattina sulla morte di Sean Connery fosse una bufala.

(E anche se la vostra fidanzata vi giura sul fratello di non aver nemmeno mai lontanamente pensato di compiere un’azione del genere, l’ha fatto.)

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2-Quel che non volete sentirvi dire:

E qui veramente ne ho una sfilza.

  • Mi vedevo con un ragazzo, erano ormai 3/4 mesi che ci frequentavamo, lui lavorava la sera in un locale e a me, sopratutto in ovulazione, questa cosa mi creava scompiglio e leggera follia; una sera lui avrebbe fatto più tardi del solito perché lavorava ad un particolare evento ma mi avrebbe comunque raggiunta a casa mia dopo il lavoro. Io di uscire non avevo assolutamente voglia, mi piaceva il mio pigiama e come mi stava addosso, mi piaceva il divano e riuscivo a farmi piacere addirittura la replica serale di Uomini e donne. Ma alle 23 presa da un raptus di paranoia e totale psicolabilità ho preso un Pampero chiuso in dispensa probabilmente della stessa epoca del vino della Vanda, mi son sparata 7 chupiti di seguito, mi sono piazzata un vestito comprato solo perché addosso a Chiara Biasi stava ‘na favola ma che purtroppo su di me risultava una cosa da bordello di poca classe, mi sono infilata un tacco 15, due passate di rossetto e dalle, ascoltate bene perché questa è pura e inconfondibile follia, dalle 23.45 alle 2.00 sono stata a fare avanti e indietro per il salotto con un calice di rosso in mano aspettando che lui entrasse dalla porta per far finta di essere appena tornata dalla mia seratona all’insegna della festa e da vera donna vissuta mi stessi sorseggiando un buon calice.

Questo perchè?

Perchè non sta ne in cielo ne in terra che lui se ne sta in un locale a preparare Mojiti e Cuba libre ed a far sorrisini a tutte le pagure che vanno a chiedergli che profumo usa,CHE PROFUMO USA!? COSA SEI UN CANE DA TARTUFO!? E lui si può tranquillamente giustificare dicendo che “E’ IL SUO LAVORO”. E tu figurarsi se sei stata a guardare Temptation Island tutta la sera. NO. Tu hai fatto avanti e indietro da Ibiza mentre lui stava a pestar menta.

Lui ci credette.

  • Questa è una cosa simile ma ripetuta più volte in svariate relazioni/storielle/appuntamenti dell’ultima ora. La faccenda era questa, venerdì sera, lui esce con i suoi amici e tu OVVIAMENTE gli dici che anche tu vai a far festa con le tue amiche. Poi decidi che sei pigra e non esci (o in alternativa esci ma poi torni a casa molto presto), quindi COL FISCHIO che gli dici che non sei uscita, tacchi, capello perfetto e via vestita da Ivana Trump sotto il piumone, suoneria volume 28 e alle 4.00 quando lui ti chiama perché ha finito la sua seratina (se siete già allo stadio avanzato quando senti la maniglia che si apre ed io consiglio preventivamente di mettere una monetina sulla maniglia così da svegliarsi sicuramente ed evitare figure VERAMENTE di merda) voi vi alzate splendide e riposate nel vostro abitino da Upper East Side e magicamente siete appena tornate dalla vostra serata all’Hollywood.

Questo perchè?

Perchè sia mai che lui è a ballare il limbo con la camicia sbottonata chissà da chi e tu sei a dormire come un orso polare. NO. Tu eri a ballare Asereje sul cubo attorniata da 32 portoricani.

Ecco.

Loro mi credettero.

  • Raggiungo il mio ragazzo che per lavoro è all’estero, al caldo, molto caldo. Lui lavora tutto il giorno ed io non so che cavolo fare dato che in questo caso “l’estero” è un paese senza storia ma dove semplicemente ti muovi da un centro commerciale all’altro, oppure in ogni caso per fare qualcosa di anche solo leggermente più simpatico devi stare 4 ore in taxi e quindi mi conveniva aspettare lui. La mattina lui usciva alle 6.30 circa, tornava verso le 14, io alle 13.30 dormivo ancora. Tradizionale chiamata delle 13.45 : “Amore prendo il taxi  in 10 minuti sono lì, così andiamo a fare moto d’acqua, sempre se non sei troppo stanca da quel che hai fatto sta mattina”, risposta : “Tranquillo, ora ti devo lasciare però che stavo parlando con la signorina della reception che sto salendo in camera”.

In 5 minuti avevo addosso il costume da bagno, mi ero buttata sotto la doccia, avevo inumidito l’asciugamano e avevo finto 5 ore di piscina e sollazzo generale in mezzo alla gente.

Questo perchè?

Perchè SIA MAI che perchè se non ci sei tu io non ho un tubo da fare e preferisco dormire. Io sono stata tutta la mattinata stesa a bordo piscina insieme al bagnino a chiacchierare del senso della vita.

Lui c’ha creduto.

Queste sono stupidaggini che probabilmente se tornassi indietro rifarei altre mille volte, perché la verità è che dopo qualche mese, nel momento dell’imbarazzo svanito, nel fatidico momento del rutto libero e del bagno condiviso mentre fai la pipì, quando lui scopre che ti sfondi al Burger King, che canti come una tromba in mano ad un asmatico e che pure te vai di corpo, sono cose davvero divertenti da condividere.

Il problema è un altro.

Il problema è che abbiamo fatto tutti una grande confusione, giochiamo a chi è più menefreghista, indifferente, a chi riesce a trattenersi di più dallo scrivere quel maledetto messaggio che aspettiamo entrambi da ore, ci inventiamo appuntamenti dell’ultimo minuto per sembrare meno disponibili e se possiamo tentare di creare dubbi nell’altro sicuramente non ci tiriamo indietro. Dall’altra parte però aspiriamo ad una relazione da Cenerentola, milioni di foto da postare su Instagram con le 100 rose rosse piazzate sul sedile dell’auto del nostro fidanzato, vogliamo buongiorno e buonanotte, vogliamo screenshot di conversazioni da mandare alle amiche, vogliamo foto di impronte sulla sabbia, di tatuaggi uguali, cene al sushi e pranzi all’etiope. Video di cuori disegnati nella neve e baci appassionati a Venezia. Vogliamo l’anello ma non la promessa. Vogliamo carrozze ma non principi.

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Poi succede che magari a uno dei due interessa riporre nell’altro qualcosa in più del passaggio da “single” ad “in una relazione con”, se uno dei due si sente pronto a rischiare di averlo davvero il lieto fine, perché magari gli piace davvero che ti nutri come un barbaro, che il tuo stomaco non ne ha mai abbastanza, che guidi come se fossi all’inseguimento della Banda Bassotti e gli piace pure quando ti vesti come se non fossi mai uscita da una casa di riposo, ecco, è lì che nascono i problemi.

Perché quando le cose si fanno serie, e non è più in ballo solo la facciata dell’amore ma devi iniziare a ballarlo davvero, l’amore dico, lì vengono fuori i cosiddetti patatrac. Perché ci piace tanto poter dire che abbiamo sofferto per amore, ci piace dire che ci hanno spezzato il cuore e aspettiamo che qualcuno che l’aggiusti, ci piace fare la femme fatal che ha costruito il muro sentimentale e aspettiamo solo il carpentiere giusto che lo polverizzi, ma poi, quando il sorriso torna a prendere forma, il cuore si rimargina e il muro si crepa siamo troppo codardi per ricevere quel che desideriamo. Meglio non sapere come sarebbe andata.

Perché la verità è che loro hanno capito che non vi piace davvero l’insalata, o forse l’hanno sempre saputo.

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