Huarache di cristallo

Quando ho scoperto di aspettare un bambino me lo sono immediatamente immaginata masculo. Al terzo mese, durate l’ecografia obbligatoria di cui ora mi sfugge il nome, il caro Carlo (sì caro Dottor Carlo, mi ricordo di te e mi ricorderò di te finché campo visto il corredo A RIGHE BLU che ho comprato e viste le tue previsioni fasulle) mi aveva appunto anticipato la nascita di un maschietto ed a palesare ancor di più la teoria c’era la tesi per cui dicono che in gravidanza le madri hanno una sorta di sesto senso (cagate) attraverso il quale saprebbero praticamente per certo il sesso del bambino, ecco io “mi sentivo” che era un Fagiolino, perché così lo chiamavo: FagiolinO.

Poi niente, al quinto mese durante la morfologica riecheggiò la parola “BAMBINA”.

COME BAMBINA!?

Perché è vero che la salute è tutto e che l’importante è avere un parto indolore dove qualsiasi cosa va per il verso giusto, dove non senti dire la parola cordone ombelicale, battito, respiro o cuore da nessun ostetrica, per carità, però diciamo che una mezza idea su come andrà la tua vita te la puoi iniziare a fare.

Io per esempio pensavo che avrei dovuto comprare lenzuola con i pirati, iniziare a dimenticarmi i mercatini dell’antiquariato della domenica per seguire le partite di pallone, comprare il Topexan in incognito all’Acqua e Sapone sotto commissione di mio figlio, ero pronta ad entrare in competizione con le fidanzatine dall’aspetto angelico ma che IO sapevo per certo essere delle bisce assatanate. Avrei dovuto comprare boxer con renne, portare mio figlio a pesca, comprargli riviste di informatica, Play Station, X-Box, Nintendo; avrei dovuto cucinare manicaretti energetici per la palestra, sarei probabilmente andata a discutere con qualche madre con cui mio figlio aveva fatto a botte, avrei dovuto essere la madre amata e benevola, sostanzialmente l’Intoccabile, l’Amore Indiscusso del figlio maschio, lasciando le magagne da maschio alfa al padre.

Invece no.

In un nano secondo, mentre la dottoressa proiettava sul maxischermo il bulbo oculare di mia figlia estasiata dalla perfezione delle sue misure, io pensavo solo ed esclusivamente alla rivista “Campi e Trattori” nella mia borsa sulla poltrona accanto a me, alla carta da parati con i dinosauri ed all’adolescenza terrificante passata con mia madre ma direi sopratutto per mia madre.

Poi mi sono girata e ho visto il padre di Luce paralizzato (e lo sarebbe stato per le seguenti 4 ore) ed immaginavo viaggiare nel suo cervello parole confuse come: mestruazioni, Barbie, fidanzato, parrucchiere, fucsia, estetista, peluches, ombelico scoperto, piercing, tatuaggio, borse, scarpe; al che mi sono rincuorata e ci siamo successivamente andati a sparare, lui un amaro, io un succo al mirtillo per farmi solo vagamente sembrare di scolare un buon rosso della casa.

E se poi andava a finire così?!

ansia bimbeansia bimbe

Ad ogni modo il guardaroba è stato stravolto, io ero la gioia impersonificata. Dopo il trauma da rielaborazione del futuro, l’idea di avere una bimba mi faceva volare. Tutta la storia che comprendeva treccine, pareti rosa confetto, quaderni con gattini e cuoricini mi mandava ai matti e dopo le 4 ore di catalessi anche dall’altra parte vedevo la felicità sopraffare.

Io in quel periodo tra le altre, nonostante i miei 20 kg adottati, mi trovavo meravigliosamente attraente e florida, motivo per cui me ne andavo in giro con dei vestitini luccicanti e aderenti che nemmeno Khloè Kardashian, in più ogni volta che compravo qualcosa per mia figlia mi premiavo con un lecca-lecca o una coroncina da principessa, sostanzialmente una psicopatica a piede libero.

Alla fine della fiera apparivo un misto tra questi due stili:

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Poi niente è successo che ho affrontato le mie 17 buone ore di travaglio, ho mandato in culo l’epidurale perché volevo semplicemente capire cosa si possa provare a spezzarsi ogni ossicino del proprio corpo contemporaneamente mentre un gargoyle abbozza una lezione di zumba dentro di te, fino ad ovviamente ridurmi come un lombrico e supplicare anche la signora delle pulizie dell’ospedale di piazzarmi quell’ago tra le vertebre, ma NO, ormai era troppo tardi, e quindi niente, alle 2:35 ho messo al mondo Luce, una bambina, una meravigliosa bambina con una madre piena di diademi e lollipop che non riusciva a smettere di piangere di gioia.

Comunque per i primi mesi devo dire che mi è andata di lusso, dopo un mese di nottate in bianco posso affermare che la mia Luce bedda da ormai due anni e mezzo si fa 12 ore filate nel suo lettino senza fare tante lagne e psicodrammi, a lei basta che le canti “Come mai” degli 883 ed è pace (ho avuto Luce a 22 anni appena compiuti, non sapevo né ninne nanne né filastrocche ed ero troppo occupata a comprare libri danesi per bambini intelligenti o sistemi antiaffogo per bagnetto per pensare di imparare “Buonanotte fiorellino”, quindi dal primo giorno che è arrivata a casa s’è beccata “Come mai” del caro Max ed ora è diventato il tormentone della nostra vita).

Io e Luce abbiamo passato moltissimo tempo da sole, abbiamo imparato a fare i primi passi insieme, la prima parola ed anche la prima frasetta, abbiamo affrontato il primo esorcismo per somministrarle della purea di mela, la prima botta in testa, la prima feritina, il primo ginocchio sbucciato, abbiamo imparato a risucchiare gli spaghetti, a fare le puzzette in acqua e le bolle col naso quando nessuno ci vede, al contrario abbiamo anche imparato a mangiare con le posate (e non direttamente con la bocca come un triceratopo) ed a non fare le bolle nel bicchiere quando siamo al ristorante. A volte però ci scappa, ed il CI è voluto.

Ed è stato così che ci siamo innamorate ogni giorno.

Lei era la mia costante ed io la sua, lei contava su di me ed io sapevo che lei contava su di me, è stato bello, è molto bello, davvero impegnativo, ma molto bello.

Comunque IL DISCORSO E’ UN ALTRO.

Il punto è che pian piano le si formava il carattere ed i suoi gusti ed io non potevo far altro che rimanere allibita di fronte a come tutto quel che credevo si capovolgesse totalmente.

Le facevo la milanese con le patate fritte e lei voleva l’insalata con le carote.

Le compravo la bambola vestita da ballerina col tutù viola e lei me la snobbava per una trebbiatrice verde.

Le chiedevo di giocare con il secchiello e le formine e lei voleva giocare a calcio con i teppisti della spiaggia.

Luce odia i Pokemon ma adora la Pimpa.

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Le compravo tutti i vestitini rosa con i fiorellini, i fiocchetti e tutto ciò che mi aveva insegnato Sailor Moon e lei voleva i bermuda e la maglietta alla Holly e Benji.

Le volevo fare delle acconciature studiate la notte tramite tutorial degli Emirati Arabi e lei voleva solo la sua coda di cavallo.

Le compravo delle ballerine di vernice rossa e lei voleva le Adidas bianche.

Le facevo vedere i film Disney ed a lei interessavano solo le scene paurose (esempio: il bosco cattivo di Biancaneve).

Le volevo comprare il palloncino a forma di principessa e lei voleva quello di Cars Motori Ruggenti.

Le cercavo di far piacere in qualche modo il rosa e lei invece va giù di testa per il giallo.

Parlo al passato ma tutto questo è tutt’ora reale.

E se tu, genitore, per qualche motivo nel negozio di giochi, d’abbigliamento o al parco ti azzardi a cercare di fregare i suoi gusti in qualsiasi modo te la ritroverai a 2 cm dalla faccia con un’espressione intimidatoria.

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Luce è bella da morire anche quando urla come un’indigena attaccata alla mia gamba, tira i morsi ai bambini che la spingono, l’anno scorso ha messo ko il bulletto dei Grandi dell’asilo che non voleva darle il suo ciuccio. Luce ha le ciglia più scure e lunghe che io abbia mai visto e quasi per certo non userà mai il mascara XXL per l’invidia di tutte le sue coetanee, ma lei probabilmente nemmeno se ne accorgerà perché sarà troppo occupata a fare qualche sfida allo skate park. Sarà un misto tra Pippi e Masha. La scorsa settimana mi ha fatta impazzire perché voleva a tutti i costi le lenzuola di Zara Home con gli astronauti; lei probabilmente non andrà molto in discoteca, ma se ci andrà odierà mettere i tacchi (anche perché viste le proporzioni del momento quasi sicuramente avrà un 40 pieno, come sua madre aggiungerei). Quindi niente scarpette di cristallo per noi. Che schifo. Lei prima di andare a dormire mi dice “Sei felice mamma? Io sono felice, ti amo”. Luce va sempre in giro con un trattore verde e quando siamo in autostrada ce la facciamo passare guardando i camion. Luce ha due migliori amici, Pietro e Samuele, li definisce “miei fratelli” e generalmente le bambine non le vanno a genio; Al mare vuole stare sempre nuda e rincorrere i gabbiani. A lei piace il fiordilatte ed a me il cioccolato ma ci ostiniamo a prendere il gelato alla stracciatella per poterlo dividere.

Luce per ora è questo e molto altro, sarà quel che vorrà ed io sono sicura che non potevo desiderare di più.

E fanculo le treccine.

gelato

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