Dieta, non mi avrai

E’ tantissimo tempo che non scrivo nulla perché ero troppo presa a guardare il GFV e far liste di mercatini natalizi a cui andare.

Nevvero, non sono stata bene ed è stato un pochino come quando ti viene quella gastro dell’anno scorso che ha fatto metà mondo vittima e non hai voglia neanche di respirare perché una cosa così nemmeno durante il momentino peggior del Titanic, come quando hai la sinusite ed una goccia di pioggia ti fa venire il batticuore, un pochino come quando hai sonno e tutti ti rompono le balle. Io ero tutte queste cose con un bel misto di paura ed una condita di ansie esterne.

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Non voglio inoltrarmi nel discorso malattie perché per carità del Signore, ipocondriaca da quando ho iniziato a guardare “Esplorando il corpo umano” e non datemi il la che vi dico tutta la sintomatologia dell’aplasia congenita della cute.

Però voglio assolutamente raccontare questa situazione assurda di cui sono stata vittima. Tra i mille milioni di esami che mi sono pappata in questi mesi di viaggio d’Ulisse il primo posto in assoluto spetta ad uno con una pronuncia simile a qualche lingua bantu del Congo, che sostanzialmente consisteva nel:

Arrivare in reparto, essere accolta, seduta su una sedia da barbiere anni ’70 giallo ocra rotta qua e là per creare atmosfera, braccia e testa legate. Questa era la situazione che già faceva molto esorcismo di terzo grado, poi mi sono stati attaccati degli elettrodi in fronte e via di cavia per scienziati pazzi. Dopodiché la dottoressa, che io definirei più Dottor Mabuse, ha deciso di infilarmi una cannula dentro il condotto dell’orecchio fino a che non avessi sentito un fortissimo dolore (la cannula che si schiantava sulla mia membrana) ed avvertirla urlando in modo che lei si fermasse, o meglio: in modo che che non mi facesse diventare sorda.

Al che per 30 secondi dalla cannula usciva dell’acqua calda a 50 gradi che sbatteva sulla mia povera membranina che di conseguenza mi provocava vertigini per una decina di minuti che nemmeno Joseph Gordon-Levitt in “The Walk” O PEGGIO: James Stewart in Vertigo. In tutto questo non puoi aprire gli occhi per non stazionarti e puoi solo subirle e cercare di non vomitare. Tutto questo viene ripetuto per ogni orecchio e successivamente con l’acqua fredda. La cosa buona è che se ti senti come uno schifo durante tutto l’esame allora sei ok. Grazie, sono uscita in preda a spasmi isterici come la Marini con la campana tibetana ma almeno ho eliminato quell’ipotesi dalle 49 che rimanevano.

Detto questo la cosa che vorrei trattare è un’altra perché cimentarmi in una discussione sulla sanità, sugli ospedali e tutto ciò che ne consegue sarebbe eterno per me e palloso per voi.

Enzomma, facendo tutta questa serie d’esami dalle mille forme e colori sono stata sottoposta OGNI VOLTA alla prova peggiore, alla domanda buttata lì come una battuta ma di sostanziale importanza:

Quanto pesa?

Io ovviamente rispondevo sempre di non averne idea per testare se la bilancia di casa fosse in linea, o per comunque non dirlo ad alta voce e renderlo meno reale.

Ho usato il calcolo del peso forma e dovrebbe essere questo:

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Tenendo comunque conto che né Broca né Berthean stavano un granché bene   quando decisero di formulare questo scempio, tenendo comunque in considerazione gli altri risultati dovrei essere in ogni caso in sottopeso anche ora che, grazie a questo iter ospedaliero, ho scoperto di star ingrassando di un kg alla settimana.

Non voglio nemmeno descrivervi la reazione dei medici quando ho fornito questo elemento facendo una battuta, era tutto un “Sindrome di Cushing!”, “Nanismo ipofisario!” (sono alta 1,74 cm), “Insufficienza corticosurrenalica primitiva!”.

Beh comunque il punto è che realmente nell’arco di 2 mesi ho messo su 6 kg.

Non mi sentivo male, non mi vedevo brutta e non mi sentivo nemmeno grassa, FINO A CHE durante una cena al ristorante il bottone centrale dei miei nuovissimi pantaloni in velluto verde (quindi nessun filo allentato) è schizzato dall’altra parte della sala.

Al che sono tornata disperata e depressa a casa a prendere i miei jeans sixteen, quei jeans CHE TUTTE ABBIAMO, quelli della nostra adolescenza, nei quali riponiamo totale fiducia che se ci entrano è la pace dei sensi, ma se solo stanno un po’ stretti le ansie sono ben ritrovate.

Ecco, i miei jeans non passavano nemmeno attraverso la zona femore medio.

Il meglio però è arrivato quando mia nonna, la tipica “Stai bene anche con un sacco d’immondizia addosso” o “Quanto sei magra Antonia, sei così brutta, vieni che ho del buonissimo salam tal aset per te”, ha deciso bella bella dopo 25 anni ed una gravidanza da +20kg senza commenti di uscirsene con “Oh la, finalmente vedo della ciccia su quelle ossa”.

Io svenuta dal dolore.

Quindi da ieri sono ufficialmente in dieta ferrea, il che significa niente sushi del mercoledì sera, niente ordinare i cjarsons come dolce, niente vino a pranzo, niente aperitivo alcolico, niente abbuffata di parmigiana, niente pizza (se non la domenica se faccio la brava) e niente gelatino sotto casa al primo appuntamento.

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Perché ora come si fa con gli appuntamenti?

Già avete la vita un inferno tra non farvi pezzare l’ascella, dire qualcosa di affascinante che non faccia scattare l’sms d’emergenza dell’amica in finte lacrime che deve trascinarti via ed in più dovete anche scegliere un’attività da primo appuntamento che non sia banale, ripetitiva o già proposta. Figurarsi se inizio pure a fare la cacacazzi sul cibo.

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“No guarda non posso venire a cena con te nel ristorante dove ci si pesca le trote da soli perché devo farmi il bibitone bruciagrassi.”

“No scusa non posso venire all’aperitivo sul cocuzzolo di Monte Duranno perché ci sono le patatine ed il vino e non vorrei cadere in tentazione.”

“No guarda non posso far serata al locale di scambisti dove suona il gruppo indie rock perché il gin tonic non è contemplato nella dieta.”

“Non so guarda, non posso far colazione con te al bar della Casa delle Farfalle di Bordano, magari informati se hanno la brioche vegana che non c’ha il burro e magari posso.”

Come potrei mai farvi una cosa del genere, sarei un’ipocrita, per me le brioches sono il pane con cui fare scarpetta ai dolci.

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Non ne potrei mai essere capace.

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La prossima settimana poi è il mio compleanno e per forza dovrò bere, mangiare dolci ed uscire a cene, quindi non capisco perché ostinarmi ad ottenere dei risultati quando so per certo che nell’arco di una settimana sarà tutto mandato all’aria per una millefoglie con crema chantilly e fragole che mia madre ha ordinato questa mattina e data la nostra incapacità familiare per le mezze misure, sarà una cosa grande come il personal trainer della mia palestra (in cui non vado, ma lui me lo ricordo perché fa paura da quanti steroidi prende).

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Per quanto riguarda il mio rapporto con le amiche invece non cambia di un granché, perché mi conoscono e sanno che non duro. Però il sintomo indiscutibile che da loro la certezza del mio tentativo di digiuno è il tè. Se il giorno prima la parola bar era associata a ciambelline, muffin e succhi di frutta, con la dieta si riduce solo ed esclusivamente a bevande calde, insapori e tristi.

Tisana, tisana, tisana.

Tè, tè, tè.

Infuso, infuso, infuso.

A volte se voglio proprio fare la birbante una centrifuga o un succo al mirtillo.

mattina

Comunque non è la prima volta che seguo una dieta.

E’ successo più volte.

La prima avevo 17 anni ero felice, giovane ed imbottita di ormoni. Un giorno il mio fidanzato decise bene di uscirsene con “Amore senti non è che è arrivato il momento di mettersi a dieta?”.

Io paralizzata e con istinti omicidi improvvisamente innati.

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Da lì iniziai una dieta ferrea da autodidatta con associata palestra e nuoto, fu quella che funzionò di più, ma irripetibile con la dipendenza da frico che ho ad oggi.

Poi NULLA fino alla gravidanza.

Post gravidanza di tutto e di più: NaturHouse con quelle cavolo di mezze porzioni e valangate di carciofi, FitLine con quella roba energizzante tre volte al giorno che mi faceva esplodere il cervello, proteine sponsorizzate da non so che tronista per il post-palestra che non facevo, dieta di Miss Italia. Per tutte valeva sempre lo stesso iter, una settimana da brava bravissima, iniziavo a vedermi di nuovo una candidata per Non è la Rai, e SBAM! Arrivava qualcuno con una scatola di Gianduiotti torinesi. SBAM!  Mia nonna faceva la fonduta. SBAM! Mi invitavano a cena nel mio ristorante preferito.

E niente, dopo aver osservato per una settimana il cibo come Crudelia guarda le pellicce tornavo diretta all’eterna fedeltà ai Pandistelle nel latte prima di andare a dormire ed alla carbonara per cena.

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Quindi ora, che sono le 21.45 ed io sto morendo di fame per colpa dei 4 spinacetti e delle briciole di pane integrale che ho mangiato per “cena”, vado a saziarmi definitivamente con la mia tisana ventre piatto.

E DOMANI KEBAB GIA’ PRENOTATO CON LE MIE AMICHE!

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