9 mesi di kebabbidanza ♥

Per quanto mi riguarda il cibo, come il materasso, è un argomento molto serio e delicato.

Nel 2008 sono andata a Berlino con mio padre ed una compagnia di amici, abbiamo dormito al Marriot Hotel e credo che per 6 mattinate su 8 abbiamo tirato dritto almeno oltre mezzogiorno. Questo perchè quel materasso (che, dopo aver chiesto informazioni a chi di dovere, mio padre si è fatto arrivare a casa) faceva esattamente il mestiere che tutti i materassi dovrebbero fare.

Era perfetto in ogni suo aspetto e non credo di potermelo mai dimenticare.

Ho iniziato a cucinare facendo un corso ad Udine in via Gemona, avevamo scelto, io e mia zia, una sezione di 6 lezioni e ci capivamo meno di Antonella Clerici dopo 12 anni di Prova del cuoco.

Secondo loro a fine corso sarei dovuta essere in grado di cucinare un branzino al sale profumato agli agrumi, un uovo in camicia su millefoglie di melanzane, un’omelette pere e cannella ed un filetto in crosta con odore di bosco.

In realtà a fine lezione avevo solo un gran bel quaderno con delle fragole disegnate in copertina ed una gran fame dato che il corso finiva alle 22.

Poi però successe che il padre di Luce, essendo del sud (e qua non faccio di tutta l’erba un fascio, per carità, ho amiche siciliane che hanno difficoltà con un uovo strapazzato e parenti venete che nemmeno Aida di Masterchef e la cucina molecolare), però devo riconoscere la sua predisposizione innata per la cucina e per il buon cibo; purtroppo per tutti all’epoca io al massimo sapevo condire un’insalata e nemmeno troppo bene, mi cibavo al massimo di pizza tonno e cipolla o hamburger maxi con doppia salsa o kebab tutto compreso, e se mi girava anche tutti e tre insieme.

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Quindi sono stata messa alle strette: o imparavo a fare ‘a pasta cun ‘e mulignan ncopp’ (la pasta con le melanzane fritte, detta anche pasta alla Norma ma molto più unta e incredibilmente sublime) o la sventura mi avrebbe perseguitata.

pizza

Ho imparato a fare la pasta con le melanzane e da lì è iniziata la mia rovina.

Più cose imparavo, più fame avevo, non lo facevo per piacere o per acculturarmi, lo facevo per fame, una fame da 3 mesi nei boschi della Transilvania senza l’ombra di un cervo.

Ad ogni modo il mio rapporto con il cibo è degenerato definitivamente quando sono rimasta incinta.

Se prima ero una ragazza tutta Burger King e inspiegabilmente zero lipidi, una di quelle che preferiva gli Happy Meal alle trousse Pupa a forma di coniglietto, poi le cose purtroppo sono cambiate.

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Ricordo che se decidevo di fare un’intera settimana dal kebabbaro la cosa peggiore che potevo rischiare era un mezzo ruttino pubblico o una piccola alitosi, ma comunque  nulla che un paio di Vigorsol non potessero risolvere.

Una roba di questo genere:

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Poi nulla, ad un certo punto ero incinta di meno di un mese e passavo le giornate ad autoconvincemi che questa minuscola cellula della grandezza di meno di mezzo centimetro avesse bisogno di mangiare più di Bud Spencer, quindi SIA MAI che la mia piccola potesse soffrire la fame; e quindi giù di parmigiana di melanzane.

Ho mangiato tutto quel cibo, mi sono fatta scarrozzare in giro per talmente tanti ristoranti nell’arco di quei 9 mesi (perchè la storia delle voglie è tutta vera, o per lo meno, gli uomini ci credono moltissimo e quindi tutte noi un tantino ne approfittiamo), sono ingrassata come Renée Zellweger per Bridget Jones e.. NON HO FATTO NEMMENO UN’INSTAGRAMMATA DI QUEL CHE MANGIAVO.

NEMMENO DA HELMUT A MOGLIANO.

Il cibo non faceva in tempo ad arrivare a tavola che la cameriera veniva travolta da un vortice aspiratutto dalla mia bocca.

Inoltre da povera ignorante 20enne quale ero e forse sono, meno vedevo la pancia crescere, più l’angoscia avanzava e quindi, per togliere ogni dubbio, mi sfondavo di bucatini all’amatriciana dall’alba al tramonto; fino a che, al terzo mese, quando una donna dovrebbe avere la pancia di queste dimensioni:

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Io invece tendevo più a una cosa del genere:

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A quel punto avevo la pancia e non me ne fregava un cavolo che in realtà fossero solo patatine fritte sparpagliate intorno all’ombelico.

Poi nulla, dopo aver piazzato quei bei 20 kg e sentendomi bella fiera dei miei risultati e del bambino di 6kg che avrei sfornato, ho deciso fosse arrivato il momento di partorire.

Mi sono recata in ospedale alle 7 del mattino e alle 2.30 di notte ho partorito quel che pensavo sarebbe stato un bombolone alla crema.

Difatti ho partorito e sono dimagrita.

Di 5kg totali.

Mi rimanevano 15 kg extra.

Mia figlia pesava 2,035 kg.

Forse pesava tanto quanto l’hamburger che mi ero mangiata la sera prima.

che palle

Ad ogni modo la felicità in quei momenti ti fa perdere la cognizione della terra che gira e del tempo che scorre, figuriamoci dei 15 kg rimasti che ti fanno sembrare un capodoglio.

Solo che poi il tempo passa e, non è che la felicità diminuisce, ma diciamo che incombe la necessità di entrare dentro dei jeans che non siano premaman o in camicette di una qualsiasi marca che non sia Marina Rinaldi.

Così mi sono comprata un macchinario alla Decathlon e con moltissimo coraggio ho iniziato un allenamento alla Dwaine Jhonson, dopo un’oretta scarsa sono finita per prenderlo stupidamente a calci e qualche mese fa l’ho ritrovato sotto il letto impolverato quanto Jumanji; sono andata in una specie di setta di naturistieopatistipatici dove mi sarei dovuta nutrire di bucce di banana e di estratto di semi di cardamomo, li invece ho retto per 3 sedute e a dirla tutta già mi ero sforzata troppo; ho provato a fare un po’ di work-out ma soffro d’asma e quindi ho una giustificazione troppo buona per ritirarmi al primo colpo.

DWAINE JHONSON

Poi nulla ad un certo punto, quando avevo perso ogni speranza, ormai era passato un anno abbondante ed ero fissa su Asos Curve,

MAGICABULA!

Dimagrita!

Per intendersi, non ho utilizzato brodi e minestroni, nessun bibitone sostituipasto, nessuna pastiglia XL medical and co.

Ok, non mi sfondavo più di Kinder Delice o salsa rosa a cucchiaiate, però nessuna dieta e nessun inganno. Tutte le donne madri che conoscevo mi avevano sempre rassicurata sul fatto che solo dopo un anno circa dalla nascita il peso diminuiva drasticamente, ma pensavo che fosse un po’ come la leggenda delle donne che partoriscono in mezz’ora (LO SO che ci siete ma fatemela credere per favore).

Comunque dei bei tempi del grasso invisibile il ricordo più bello che ho sono i CHURROS.

Li facevo in casa e la ricetta era questa:

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•Portare acqua e sale a bollore, unite la farina ed il lievito setacciati, cuocete lentamente e mescolando continuamente fino a quando non si addensa e si stacca dalle pareti della pentola. Aggiungete una ad una le uova continuando a mescolare. Lasciate riposare l’impasto per poi metterlo in una sac a’ poche con beccuccio a stella. Spremete l’impasto direttamente nella padella con l’olio tagliandolo con le forbici mentre cade. Farli dorare, poi scolare e spolverare di zucchero. Infine servirli con la nutella!•

Comunque per tutte quelle come me, che in gravidanza fanno continente e non si vogliono distruggere l’autostima con la tristezza delle fantasie degli abiti/pigiami di Prenatal o quantomeno il loro genere non è questo:

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i siti ed i negozi da cui compravo io erano:

Asos Curve

Asos Premaman

H&M

Zalando

Lo so che non sono un granchè meglio e la sola idea di dovervi depilare le gambe in posizioni di cui NESSUNO dovrà mai venire a conoscenza per indossare quelle cosette a fiorellini e spirali vi fa tornare le nausee, ma l’unica alternativa è quella di strizzarvi dentro le maglie oversize che vi siete comprate nel periodo bad girl.

Bastianich lumaca

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